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MISSION | ||||||||||||
ROADRUNNERFOOT persegue l'obiettivo di tutelare il diritto alla salute e allo sport di soggetti disabili, come il suo fondatore. Come infatti dice l'OMS, ogni soggetto amputato deve avere accesso agli ausili tecnologicamente più avanzati in modo da essere autonomo e indipendente e deve poter praticare sport. |
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| In termini aziendali, la ROADRUNNERFOOT si propone di ottenere un rapporto qualità /prezzo dei prodotti superiore ai concorrenti presenti sul mercato. ROADRUNNERFOOT si propone di fornire prodotti di elevato standard qualitativo, altamente prestazionali, fabbricati con materiali innovativi e costantemente controllati durante tutto il ciclo produttivo e certificati secondo la normativa CE 93/42, relativa ai dispositivi medici, e la ISO 10328. I prodotti e la relativa fabbricazione sono assolutamente MADE in ITALY, facendo della ROADRUNNERFOOT Engineering s.r.l. la prima azienda italiana che progetta, produce e vende ausili per disabili tra cui soprattutto componenti per protesi ortopediche. | ||||||||||||||
| Il contesto del sistema sanitario italiano (S.S.N.) è molto critico: il Nomenclatore tariffario non tiene conto delle innovazioni tecnologiche degli ultimi 30 anni, come i piedi in fibra di carbonio a restituzione di energia, prevedendo invece la fornitura di un piede di legno con anima in acciaio, denominato SACH, che non consente una camminata fluida. Il settore ortopedico vedeva nel 2007, al momento della nascita di ROADRUNNERFOOT, la presenza di semplici rivenditori di prodotti stranieri o di filiali di grandi produttori stranieri con la conseguenza di elevati prezzi per l'utenza, a causa dei ricarichi degli intermediari. | ||||||||||||||
La mission della ROADRUNNERFOOT è rendere la tecnologia accessibile all'utenza |
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"Ho subito l'amputazione sotto il ginocchio, in seguito ad incidente stradale: in seguito al blocco dello sterzo in curva, siamo finiti contro il guard-rail che è entrato in macchina e ha letteralmente tagliato la mia gamba. Era l'antivigilia di Natale del 1993! Sembrava il segno del destino, come se una serie di coincidenze mi avessero portato a trovarmi dove non dovevo essere. |
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| Era la fine di Aprile 1994 quando, uscito da Niguarda dopo 3 mesi di permanenza, sono andato al Centro protesi INAIL per la mia prima protesi. La ricerca di autonomia era troppo forte. Infatti, il giorno dopo, ero già in giro per Milano in bicicletta, il mio mezzo di spostamento visto che non riuscivo ancora a camminare bene. Dopo alcuni anni, nel 1996, vidi alle Paralimpiadi di Atlanta quel fenomeno di Tony Volpentest, focomelico, senza gambe nè braccia, correre i cento metri in 11 secondi e 38 centesimi. Fu là che ebbi la conferma che la tecnologia poteva consentirmi di correre. L'idea era già nella mia testa dopo aver conosciuto Galliani, ma in quella occasione decisi che, anche io, prima o poi, avrei fatto una Paralimpiade! Cominciai a correre a fine 1996, era una specie di ossimoro: chi non ha le gambe vuole correre¦ Ricordo ancora chiaramente quando tornai a Milano con il mio primo piede in fibra di carbonio per camminare, andai subito al parco di Trenno e, sotto un diluvio torrenziale, feci jogging dopo tre anni dall'incidente. Fu una sensazione incredibile e catartica di libertà e pace che non avevo mai provato. Ero di nuovo in armonia e in equilibrio con il creato. |
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| Trovai la Polisportiva Milanese nel giugno 1997 e alla fine dello stesso anno fu realizzata la prima protesi italiana per correre presso il Centro Protesi INAIL, dall'Ing Verni e dal tecnico ortopedico Ezio Sermasi. Nell'aprile 2008 inizia così la mia carriera agonistica, con i 100m, 200m e il salto in lungo che porta a svariati titoli italiani, a piazzamenti ai Campionati europei (4° nei 200m e nel salto in lungo nel 2003 ad Assen), a piazzamenti ai Campionati Mondiali e alle Paralimpiadi di Atene 2004 (6° nel salto in lungo). Le Paralimpiadi di Atene mi hanno cambiato, oltre che come atleta, anche come uomo: incontrai persone, provenienti da tutto il mondo, in grado di reagire alla propria condizione di disabile con un percorso personale, ma sempre vincente! Mi ricordai di Tony Volpentest, che avevo conosciuto anni prima e che ormai si era ritirato dalle gare: Tony non si limitava ad essere un grande atleta , per se stesso, ma era un grande testimonial in difesa dei diritti delle altre persone come lui. |
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| Quello era il momento di dare una svolta alla mia vita. Diedi le dimissioni dalla multinazionale dell'automotive, in cui lavoravo, progettando interni cabina per CNH, Same, MAN e Steyr e iniziai, nel 2005, un dottorato di ricerca al Dipartimento di meccanica del Politecnico di Milano, sotto la guida di Umberto Cugini. L'obiettivo era la progettazione e sviluppo di un piede per correre e la fondazione della ROADRUNNERFOOT, che avvenne nel 2007, alla fine del secondo anno di dottorato". | ||||||||||||||